Le tante forme della dipendenza


La tossicodipendenza e' solo una delle tante forme di dipendenza oggi diffuse. Al giorno d'oggi e' l'unica dipendenza considerata "davvero" grave, in quanto "antica" e per questo piu' conosciuta. In realta' e' solo una tra le tante forme di dipendenza.

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Dipendenza e tossicodipendenza: "cattivi ragazzi" o malattia sociale?

La tossicodipendenza e' solo una delle tante forme di dipendenza oggi diffuse. Al giorno d'oggi e' l'unica dipendenza considerata "davvero" grave, in quanto "antica" e per questo piu' conosciuta. In realta' e' solo una tra le tante forme di dipendenza.
Per dipendenza si intende "un'alterazione del comportamento che da semplice o comune abitudine diventa una ricerca esagerata e patologica del piacere attraverso mezzi o sostanze o comportamenti che sfociano nella condizione patologica. L'individuo dipendente tende a perdere la capacita' di un controllo sull'abitudine". (dall'enciclopedia Wikipedia).
Naturalmente anche DSM-V e ICD-10, i testi di riferimento internazionale per la diagnosi psichiatrica, individuano la dipendenza nell'uso compulsivo di una sostanza o un oggetto o un'azione a dispetto della consapevolezza delle conseguenze negative, in sostanza la perdita del controllo volontario del comportamento. Gli eccezionali avanzamenti delle neuroscienze hanno portato a far luce su alcuni dei meccanismi cerebrali correlati alle dipendenze. Il modello di spiegazione neurobiologico della dipendenza sono comprovati da risultati sperimentali sui modelli animali, e anche dai numerosi reperti ottenuti con le nuove tecniche di visualizzazione in vivo delle funzioni del cervello umano, come la PET e la risonanza magnetica funzionale. Questi strumenti di indagine sembrano rilevare specifiche alterazioni funzionali e anche strutturali, per questo croniche, nel sistema nervoso centrale dei soggetti dipendenti. Per queste ragioni, la dipendenza come malattia e' concettualizzata come una patologia cronica del cervello. L'idea della dipendenza come malattia cronica del cervello ad andamento recidivante presenta tuttavia alcune serie incongruenze, come il fatto che molto spesso gli individui risentono molto del contesto sociale circostante, e proprio per questo sono in grado di aggarvare o superare questa condizione senza ricorrere a cure. La dipendenza clinica da piu' sostanze o comportamenti in contemporanea o in sostituzione di uno di essi, in un preciso schema ricorrente e a lungo tempo, prende il nome di polidipendenza.

Una o tante?

Le forme di dipendenza al giorno d'oggi sono in aumento. Se un tempo la parola "dipendenza" faceva automaticamente venire in mente la "tossicodipendenza", o "dipendenza da sostanze" (e qui sono comprese tutte le sostanze psicotrope (droghe, alcool, fumo di sigaretta), nonostante il senso comune porti ad una negazione e ad un non-riconoscimento), ad oggi le forme di dipendenza sono varie.
Rientrano nella dipendenza:
- dipendenza da sostanze
- dipendenza da cellulare
- dipendenza da videogiochi
- dipendenza da shopping (shopping compulsivo)
- dipendenza dal sesso
- dipendenza da persone.

La piu' "famosa": la tossicodipendenza

La tossicodipendenza viene definita dall'Organizzazione Mondiale della Sanita' (OMS) come una "condizione psichica e talvolta anche fisica, derivante dall'interazione tra un organismo vivente e una sostanza tossica, e caratterizzata da risposte comportamentali e da altre reazioni, che comprendono sempre un bisogno compulsivo di assumere la sostanza in modo continuativo o periodico, allo scopo di provare i suoi effetti psichici e talvolta di evitare il malessere derivante dalla sua privazione". Le conseguenze negative che ne derivano si ripercuotono sull'intero funzionamento individuale, provocando una condizione di sofferenza che si estende al contesto di appartenenza del soggetto. In particolare la tossicodipendenza genera conseguenze su diversi piani:

comportamentale
neurofisiologico
relazionale
cognitivo
emotivo.

Pur trattandosi di un fenomeno in larga espansione, quello della tossicodipendenza continua ad essere un argomento sconosciuto, attorno al quale circolano idee errate basate prevalentemente su luoghi comuni. A partire dal lavoro condotto dal Dipartimento delle Politiche Sociali Antidroga intitolato "Principi generali della posizione italiana contro l'uso di droghe" si evince che la tossicodipendenza viene innanzitutto definita, cosi' come dall'Organizzazione Mondiale della Sanita', una malattia. In particolare si afferma che la tossicodipendenza rappresenta una malattia del cervello, complessa e fortemente invalidante, correlata a disturbi comportamentali, rischi infettivi e psichici, e con gravi conseguenze sia sociali che per l'individuo. Proseguendo nella lettura di questo lavoro, si evince che essa rappresenta la conseguenza di un iniziale comportamento volontario di assunzione di droghe che mette a rischio la salute della persona, in quanto presenta un andamento spesso cronico e recidivante. Ma cosa e' che spinge cosi' tante persone, tendenzialmente giovani, ad iniziare l'uso di queste droghe, pur sapendo che si tratta di un comportamento non socialmente accettato e che potrebbe avere conseguenze disastrose sul proprio fisico? In base a lavori di ricerca fatti a diretto contatto coi ragazzi, si evince che le cause annoverate sono:

- scarsa conoscenza delle CONSEGUENZE

- NOIA

- necessita' di SENTIRSI PARTE DEL GRUPPO DEI PARI (e quindi, laddove il gruppo faccia uso di droghe, per poterne fare parte, i suoi componenti devono "adeguarsi")

- necessita' di affrontare PROBLEMI PERSONALI (di cui si teme di parlare con gli adulti, spesso per mancanza di abitudine nel farlo).

Ma cos'e' che, in tutti questi casi, fa si' che la "soluzione" scelta ricada sull'uso delle droghe?

La mia risposta e' semplicissima. La sua disponibilita'. Per molti questa risposta apparira' riduttiva. Ma sono pronta a contestualizzare. In base alla mia esperienza, che spazia dai progetti di prevenzione o focus group all'interno delle scuole o presso comunita' terapeutiche, ho potuto rilevare che le persone che si avvicinano al mondo delle droghe si dividono in due categorie principali.

1. coloro che lo fanno per noia
2. coloro che vi si imbattono "per necessita'".

Ma cio' che fa intravedere la possibilita' di utilizzare le droghe come possibile "soluzione" ai propri problemi, e' la sua DISPONIBILITA'. Sapere dove trovarla e, (elemento fondamentale all'inizio, per la questione dell'aggregazione al gruppo), sapere con chi consumarla, all'inizio sono elementi imprescindibili.



Chi sono gli utilizzatori delle droghe?

Mi e' spesso capitato di parlare con alcuni genitori i quali si domandano, spesso con fare accusatorio, "Come mai mia figlia non si fa le canne e la figlia di quella si?". Tra gli elementi che influiscono nel determinare la differenza vanno annoverate probabilmente le diverse risorse di coping e senso di self-efficacy dei membri che SCELGONO di non utilizzare droghe, rispetto a coloro che scelgono di utilizzarle. Non trascurabili diventano anche lo stile di comunicazione famigliare, la disponibilita' dei genitori nel comunicare coi figli e la compattezza della coppia genitoriale nel sostenere i figli durante le difficolta'.
La concomitanza di questi elementi e' cio' che generalmente determina e crea la differenza di scelta tra due persone, entrambe poste di fronte alla possibilita' di "provare". Ma c'e' di piu'. Assolutamente non trascurabile e' il fatto che, nel caso fortunato che un ragazzo (o, naturalmente, una ragazza) non si sia mai fatto uno spinello (solitamente si inizia cosi'), e' statisticamente provato che nella maggioranza dei casi e' perche' ha avuto la fortuna di non far parte di compagnie dove giravano le droghe. Solitamente, infatti, non si tratta di ragazzi con, alle spalle, famiglie peggiori delle altre. I giovani consumatori, ci dicono le statistiche, appartengono prevalentemente a scuole (in particolare licei) frequentati da quella che viene definita "gente bene". Il "neo", l'idea che io personalmente mi sono fatta, e' che probabilmente questi ragazzi apparteneneti a contesti benestanti, abituati ad aver tutto senza faticare, si trovano a sperimentare maggiormente cio' che solitamente i figli degli strati sociali meno abbienti, con minori possibilita' economiche, sperimentano: la noia. Quando questa si unisce alla disponibilita' di denaro (che solitamente questi ragazzi hanno - vedi le "paghette premio" del fine settimana), ecco che si crea il cocktail perfetto.

QUINDI FACCIAMO DI TUTTA L'ERBA UN FASCIO?

Naturalmente sarebbe riduttivo e fuori d'ogni logica affermare che solo i ragazzi appartenenti ai ceti piu' alti utilizzino le droghe. Cosi' come sarebbe riduttivo affermare che tutte le droghe siano uguali tra loro, per effetti e gravita' delle conseguenze.
Sebbene la letteratura tenda a concentrarsi piu' su altri contenuti, trascurando la correlazione tra droghe ed emozioni, diverse ricerche hanno contribuito invece proprio a dimostrare come molto spesso, alla base della scelta di utilizzare una qualche sostanza, vi sia proprio la necessita' di una regolazione emotiva, che il soggetto non sa evidentemente come raggiungere in altro modo, vuoi perche' il suo contesto sociale non e' disponibile, vuoi perche' lui stesso, per vicissitudini personali non si sente nella condizione di chiedere o accettare un aiuto.

Uso di droghe come meccanismo di regolazione emozionale

La letteratura disponibile tende quasi sempre a definire le dipendenze da droghe sulla base di criteri comportamentali, mentre si evitano i riferimenti al perche' le persone decidano di ricorrere al loro utilizzo. Nonostante la letteratura tenda, dunque, a evitare riferimenti a questi aspetti, esistono tuttavia numerose ricerche volte proprio a dimostrare come quasi tutte le sensazioni negative (dalla semplice noia, a sintomi come l'ansia) possono essere associate all'uso ed all'abuso di una qualche sostanza psicotropa.
Qui di seguito, la presentzione dei principali risultati:

- nel 1984 Sanchez-Craig con la loro ricerca dimostrano che, su 297 episodi di uso di alcol, l'80% ne faceva uso con la finalita' di gestire ESPERIENZE SOGGETTIVE E STATI EMOTIVI NEGATIVI;

- nel 1987 Mirin e collaboratori rendono noto che l'associazione tra DISTURBI D'ANSIA E DISTURBI DELL'UMORE e l'uso di droghe, hanno proprio lo scopo di ridurre sensazioni indesiderate o abbassare il livello di attivazione

- nel 1995 Polusny e Follette preentano un altro importante dato: esiste una elevata incidenza dell'abuso di droghe tra chi e' VITTIMA DI EPISODI E/O ESPERIENZE TRAUMATICHE (es. abusi sessuali)

- nel 1886 Conners e collaboratori ufficializzano che il ricorso all'uso di droghe rappresenta una strategia palliativa molto efficace, anche se a breve termine, al fine di determinare un cambiamento nell'esperienza percepita. Il gruppo di studiosi afferma inoltre che chi ricorre all'abuso mostra maggiore fiducioso negli effetti "d'aiuto" delle droghe rispetto a chi non le utilizza. Nell'alcolismo, ad esempio, gli utenti che dichiarano di assumere alcol, riferiscono (nella fase iniziale del consumo) un aumento delle sensazioni di piacere e una riduzione delle sensazioni legate allo STRESS

- nel 2004 Gratz e Roemer introducono il concetto di utilizzo di droghe come strategia di coping disfunzionale. Concepire l'abuso di droghe come una strategia di coping maladattiva introduce l'esistenza di un evitamento esperienziale in soggetti che soffrono di questo disturbo: il comportamento impulsivo avrebbe in questo modo l'obiettivo di alterare uno stato emotivo negativo attraverso una strategia di evitamento di esperienze emotive indesiderate (per es. Brown, Comtois, Linehan, 2002; Wagner e Linehan, 1999)

- nel 1993 Kruedelbach ci parla di una correlazione tra patologia ed abuso di droghe, in particolare ci dice che i soggetti con diagnosi di disturbo borderline di personalita' ed associata la condotta di abuso di droghe risulterebbero piu' impulsivi ed avrebbero una maggiore probabilita' di utilizzare strategie di fuga/evitamento rispetto ai borderline non abusatori. In alti termini anche quando la persona che abusa di droghe non comincia con il fine di un evitamento esperienziale, gli effetti dell'eccesivo utilizzo - che contemplano anche stati di umore disforico e astinenza -concorrono nel mantenimento del circolo vizioso della dipendenza (Sher, 1987).

Riassumendo, parrebbe quindi, come ci conferma la teoria di Khantzian (1985), definita "Self-medication Hypothesis" che la presenza di stati affettivi negativi predispone all'utilizzo di droghe e che la scelta fra le stesse non e' casuale. A rinforzarne l'utilizzo sarebbero, poi, gli effetti che la sostanza genera, che in qualche modo migliorano gli stati pre-esistenti nell'assuntore. L'autore suggerisce che individui con alti livelli di aggressivita' e rabbia sarebbero piu' predisposti all'utilizzo di oppiacei o alcol per la regolazione emotiva, mentre il ricorso a cocaina e amfetamine risulterebbe piu' probabile in chi "reagisce" a stati depressivi (Sarnu-Maderno, 2007). Chiaramente, un comportamento di questo tipo conduce ad un inevitabile circolo vizioso legato agli effetti astinenziali della sostanza.

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